Napoli ha un potere così taumaturgico che andrebbe prescritta una volta all’anno, come una medicina: è l’antidoto per quel virus latente ed epidemico che ci vuole tutti perfetti, lavoratori, produttori, fatturatori, compratori di auto, case, pacchetti all-inclusive, orologi, sedute dall’analista e tutto il possibile per riempire il vuoto che ci scava dentro.

Perché, direte voi? Per la proverbiale e quanto mai demonizzata lentezza che tanto la differenzia dalle altre città dove si corre da mattino a sera? Sicuramente, ma non solo. O juorn è nu muorz, il giorno è un morso, e l’arte di arrangiarsi non è l’unico modo che Napoli ha regalato ai suoi cittadini per vivere secondo questa massima.

La brezza intrisa di sale che scompiglia i capelli, il caldo sole che bacia la pelle, l’aroma del caffè e della salsedine che riempiono le narici, quella lingua piena di singulti e vocali strascicate, cantata a voce rigorosamente altissima, che rimbomba nelle orecchie, millenni di arte che investono gli occhi dalla giovane Partenope che veniva dalla Grecia fino alla Madonna with a Pistol di Banksy. E tutta questa bellezza non è la sola cosa che ci aiuta a vivere.

È l’idea di chissà quante ore il buon Giuseppe Sanmartino avrà passato a cesellare le narici del suo Cristo, per raccontarne l’ultimo respiro quando già era coperto dal telo. Chissà quante volte il giovane Michele Condurro avrà sfornato una pizza troppo alta, troppo sottile, troppo bruciata, prima di aprire il suo ristorante di fronte al quale, oggi, c’è la fila per entrare.

È l’idea che non vince chi va più veloce, ma chi va al suo ritmo, senza smettere mai.

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Ma anche un’altra cosa ci insegna Napoli: che ogni medaglia ha due facce. E l’altra faccia di tutta questa bellezza è una controparte che fa schifo: camorra, spazzatura, criminalità che ci induce a stringerci le borse, a togliere gli orologi, a non passeggiare per i Quartieri Spagnoli dopo il tramonto. Perché Napoli è anche questo.

Napoli è aristocratica e Napoli è popolana.
Napoli è universitaria e Napoli è disoccupata.
Napoli offre il caffè sospeso e Napoli chiede il pizzo.
Napoli profuma di mare e puzza di sporcizia.

È così: non fa finta di essere immacolata, non si maschera dietro una patina scintillante, non nasconde la polvere sotto il tappeto. Napoli si mostra per quel che è, nel bene o nel male, e forse è proprio per questo che molti la odiano. Ma lei se ne frega, e continua ad essere perfetta proprio per la sua imperfezione. Forse tutti dovremmo prendere esempio da Napoli.

Al di là di questa premessa, che, magari- spero – invoglierà qualcuno ad andare finalmente a vedere cos’è quest’affascinante città o a ritornarci con occhi diversi, ho pensato che una lista delle cose da fare e da vedere a Napoli sarebbe stata troppo riduttiva. Troppo difficile, soprattutto, considerando tutto quello che c’è, troppo soggettiva, perché alle inclinazioni di ciascuno (archeologia, arte, gastronomia…) si accompagnano itinerari e scelte diverse. Quindi, ho pensato ad una lista più universale, quella delle cose da NON fare a Napoli.

Cose da non fare a Napoli: non correre

È un controsenso, direte voi: con tutti i musei, le chiese, le strade, i monumenti da vedere a Napolimagari in pochi giorni – non ci si può permettere il lusso di perdere tempo. Su questo, indubbiamente, vi do ragione; d’altra parte, un caffè preso al banco non ha lo stesso sapore di un caffè gustato al tavolino affacciato su Mergellina. I mosaici e le statue del Museo Archeologico sono un po’ meno affascinanti se li si guarda di sfuggita. Le botteghe di San Gregorio Armeno perdono la metà del loro significato, se non ci si sofferma a guardare chi siano, questa volta, i personaggi raffigurati come statue del Presepe. Come nel migliore dei cliché, Napoli va guardata con calma, assaporando ogni angolo e ogni attimo.

Cose da non fare a Napoli_ Mergellina

Cose da non fare a Napoli: non diffidare delle persone

Napoli ha una cultura millenaria nella quale l’ospitalità è un valore sacro mutuato dall’Antica Grecia, dove la Xenía era un concetto fondante della civiltà e la violazione della quale costituiva addirittura un’offesa agli Dèi. E proprio alla luce di questo, può capitare che i Napoletani rivolgano la parola ai turisti: di dove siete? Quanto vi fermate? Cosa avete visitato?

Domande che possono suscitare diffidenza, soprattutto in chi ha uno stile di vita in cui, a volte, non si guarda in faccia nemmeno il proprio vicino di casa e si preferisce incollare gli occhi ad uno smartphone invece che parlare con qualcuno. Ma non c’è nulla di sospetto in quest’espansività; anzi, fare due chiacchiere di circostanza con un’estraneo è una piacevole boccata d’aria fresca, in questa vita che ci rende sempre più connessi ma sempre più soli.

Cose da non fare a Napoli_ Museo Archeologico

Cose da non fare a Napoli: non avere paura

Lo dicevamo prima, Napoli è ingiustamente meglio conosciuta per il suo lato negativo che per quello positivo: si parla di furti, scippi e chi più ne ha più ne metta, che – attenzione – sicuramente si verificano e rispetto ai quali bisogna essere prudenti. Ma che non devono limitare la nostra libertà e, soprattutto, adombrare la nostra permanenza a Napoli. Con le dovute precauzioni, che si prendono anche a Milano, a Roma, a New York, si può andare in giro a piedi e sui mezzi pubblici come e quando si vuole.

Vi confesso, anzi, che una delle cose più emozionanti che ho fatto nel mio ultimo viaggio a Napoli, è stato attraversare le viuzze dei Quartieri Spagnoli di sera, discendendo da Castel Sant’Elmo attraverso la Pedamentina di San Martinouna scalinata di 414 scalini che risale al XIV secolo e che arriva fino a via Toledo. Fra il rumore dei motorini truccati, le lenzuola stese dai balconi, le signore con la tinta sui capelli che fumavano sulla soglia di saloni di fortuna, i bambini che scorrazzavano da un lato all’altro della strada e la musica, rigorosamente neomelodica, che si diffondeva dalle finestre aperte, mi è sembrato di essere in un altro mondo. E ne sono uscita viva 😉

Cose da non fare a Napoli_ San Gregorio Armeno

Cose da non fare a Napoli: non badare alle calorie

Questo mio dettame che quando si viaggia non c’è dieta che tenga, lo metto in atto più o meno in ogni luogo che visito, ma per Napoli diventa ancor più sacrosanto e inviolabile. Cos’è Napoli senza la colazione a base di sfogliatella riccia e caffè, la pizza, il cuoppo e tutte le altre, innumerevoli – quasi sempre fritte – opere d’arte culinaria che i Napoletani hanno insegnato a tutto il mondo? Godere senza rimpianti e senza limitazioni di queste meraviglie è un imperativo.

Se non sapete scegliere fra i vari ristoranti, vi consiglio ‘Ntretella, un ristorante tradizionale ma fresco, nella cornice suggestiva di un vicoletto a pochi passi da via Toledo, dove la bontà della pizza è direttamente proporzionale alla simpatia e alla gentilezza del personale e dei proprietari. E per la colazione, un nome che non ha bisogno di presentazioni, Gambrinus.

Vi ha incuriosito la mia presentazione di Napoli e soprattutto, la mia lista delle cose da NON fare a Napoli? Io ho già voglia di tornarci!